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Sandro Pagliuchi è nato a Roma dove ha vissuto gran parte della sua vita dedicata  all’arte ed al sociale.  Attraverso immagini che a volte sembrano attingere dalla religione la loro sacralità,  ritorna sui temi della vita e della sofferenza. Il suo impegno è parlare con un linguaggio che tutti possano capire per suscitare emozioni e far riflettere sulla realtà umana. Le figure eteree  ammantate di malinconia, le Deposizioni dove il dolore esplode in disperazione, i monumenti ai Caduti che non rappresentano un eroe orgoglioso di donare la propria vita alla  Patria ma un uomo sopraffatto da una guerra che non ha capito e che non voleva combattere, una guerra che coinvolge l’intera umanità rappresentata dalle figure femminili che completano, spesso, la composizione. 
Lontano dalle tentazioni di un mondo dove la pubblicità e l’essere presenti  negli ambienti che contano  è elemento fondamentale per il riconoscimento del proprio lavoro, Sandro Pagliuchi ha creato immagini non riconducibili alle correnti artistiche del momento ma solo al suo  essere essenziale e sincero che nulla  concede al facile ed al superficiale . Negli ultimi anni la sua ansia di contestazione di un mondo sempre più violento ed ingiusto lo ha portato a rappresentazioni sempre più drammatiche   ottenute attraverso l’uso di materiali  poveri,  (ferro, legno, tela, paglia) che rappresentano la sofferenza degli oppressi, dei diseredati, dei diversi; di tutti coloro che  subiscono la prepotenza incivile dei violenti e dei potenti.
In questa mostra troviamo le opere realizzate negli ultimi due anni, salvo il ritratto di Angela di alcuni anni prima, che rappresentano non solo una manifestazione artistica ma dimostrano anche come l’arte possa assurgere a denuncia di  realtà  angoscianti. 

 Sandro Pagliuchi ha iniziato a modellare figurine in creta fin da ragazzo quando residente a Tivoli si recava sul monte Ripoli per procurarsela. Erano i tempi della seconda guerra mondiale e mentre i suoi amici  tentavano di riprodurre cannoni o sommergibili secondo le tendenze del tempo, lui plasmava figurine e volti di madonne.
Nel 1944 tornato con la famiglia a Roma  è entrato nello studio dello scultore Giovanni Ardini di cui è stato allievo prediletto. Ha poi frequentato l’Accademia di Belle Arti di Roma  sotto la guida degli scultori Calori e Cataudella.
A venticinque anni ha esposto per la prima volta nel Palazzo delle Esposizioni in Roma. Sono poi seguite una serie di mostre, collettive e personali che lo hanno visto attivo in molte città italiane ed a Parigi (Salon des Nations 1982) .  Tra le sue opere pubbliche, ricordiamo i monumenti ai Caduti  di Morino (1963), Barisciano (1965), Castelsantangelo sul Nera (1986) nonché quello  al “Selciatore” (Alfedena 1966) e quelli a Giulio Pastore (Torino 1970), Domenico Rubino (Trapani 1972),  Emanuele Terrana (Ardore 1975).
Numerose sono le opere in palazzi pubblici ed in edifici religiosi . Ci limitiamo a ricordare i busti in onore di Giovanni Conti (1972) Palazzo Montecitorio in Roma  e  Lando Conti Palazzo della Signoria  in Firenze (1991).
 Dal 2000  presso la Rocca di Bertinoro (dependance dell’Università di Bologna) è aperta una sua mostra permanente ove  sono esposte 84  opere.
 Della precedente produzione di Pagliuchi ci si può documentare  attraverso internet, la visione dei monumenti collocati in varie città italiane,  visitando la raccolta permanete di sue opere presso il centro universitario di Bertinoro (ceub su internet), nelle varie pubblicazioni  edite a firma di illustri storici quali Valerio Mariani, Claudio Strinati, Guido Giuffrè ed altri.

eng

Sandro Pagliuchi was born in Rome, where he has lived most of his life – a life deeply committed to art and to social justice.  Suffering and human weakness are the constant themes of his work,  themes often expressed through references to religious art to emphasize their spiritual qualities.
He is committed to speaking a language which is accessible to all, in order to evoke emotion and induce reflection on the human condition. His ethereal figurines are steeped in sorrow, his Deposizioni  capture the very moment when pain turns to despair. His monuments to the Fallen Soldier do not depict heroes proud to give their lives to their country, but men defeated by war they neither understand nor wished to be part of,  war which affects the whole of humanity, represented by the female images that often complete his compositions.
Far from the temptations of a world in which artistic worth is measured by publicity and presence in the right circles, Sandro Pagliuchi has created images which are unrelated to current artistic trends. His work does not yield to the superficial or facile, but remains true to his unyielding convictions.
Over the past few years, his protest at an increasingly violent and unjust world has brought him to create increasingly dramatic pieces using simple materials –iron, wood, burlap, straw – which represent the suffering of the oppressed, of the disenfranchised, of those who are different, in other words, of all those who suffer at the hands of the violent and powerful.
This exhibition displays works completed in the last two years, with the exception of the portrait of Angela, done earlier.  It is intended not only as an artistic event but also as evidence that art can rise to denounce painful realities.
Sandro Pagliuchi started to make clay figurines as a child living in Tivoli during World War II. He would  climb Mount Ripoli to get the material, and while his friends crafted cannons or submarines, he would shape figurines and the faces of madonnas.
In 1944, in Rome, he studied with the sculptor Giovanni Ardini and became his star pupil. He went on to study at the Academy of Fine Arts in Rome under sculptors Calori and Cataudella.
At the age of 25 he exhibited his work for the first time at the Palazzo delle Esposizioni in Rome. Since then his work has been displayed across Italy as well as in Paris (Salon des Nations, 1982). Among his public works are the monuments to the Fallen Soldiers in Morino (1963) and Barisciano (1965), Castelsantangelo sul Nera (1986) and to the Selciatore (The Paver) in Alfedena (1966), to Giulio Pastore in Turin (1970), to Domenico Rubino in Trapani (1972) and Emanuele Terrana  (Ardore, 1975).
Among his works displayed in public and religious institutions are the busts in honour of Giovanni Conti (1972) in Palazzo Montecitorio in Rome and to Lando Conti (1991) in the Palazzo della Signoria in Florence.
Since 2000, a permanent exhibition of 84 of his works is on display in the Rocca di Bertinoro, Bologna.
Information on Pagliuchi’s early work is available through the Internet and publications of well-known art critics and historians such as Valerio Mariani, Claudio Strinati, Guido Giuffre, among others.

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Donazione dello scultore SANDRO PAGLIUCHI al Comune di Bertinoro

Catalogo delle opere

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I DERELITTI - Sculture

FIRENZE - CHIOSTRI di SANTA CROCE dal 15 aprile al 15 maggio 2010

ita

I derelitti

Quando mi è stata data  la possibilità di organizzare questa mostra mi sono guardato attorno per individuare una illustre firma  che desse prestigio all’ esposizione. Ho poi riflettuto che non è attraverso una presentazione, più o meno importante, che si può arrivare al cuore ed alla mente della gente,  è proprio lì che  voglio arrivare, ma con un impatto impietoso e diretto con l’osservatore. In un periodo così difficile per l’umanità,  nel quale la violenza e le ingiustizie sembrano non aver fine e le prevaricazioni  essere la costante di un mondo impazzito, ho voluto aggiungere la mia protesta a quella di tanti altri. L’ho fatto con i mezzi e le possibilità a  disposizione.
Nei  miei precedenti lavori ho  espresso le mie idee ed i miei sentimenti senza grida,   a bassa voce, preoccupato di salvaguardare il pudore sostanziale e l’esigenza formale. Ho cercato un dialogo che forse non ha trovato l’attenzione che volevo. Ora ho capito che se nella vita vuoi essere ascoltato devi urlare. Così ho fatto e l’ho fatto  anche e soprattutto per merito di Angela, alla quale dedico questa mostra, che mi ha spronato, spinto a gridare le mie, le nostre idee e la nostra protesta. Non mi dilungo sulla scelta dei soggetti, sul perché delle figurazioni, sul modo in cui sono state realizzate, sui materiali e le tecniche usate. Ho  cercato un impatto drammatico realizzato nel modo più semplice e diretto possibile;   sono i deboli, i sopraffatti, gli indifesi, i  diversi, quelli  che non sono più in grado di chiedere  “perché” e coloro che invano lo domandano i protagonisti di questa mostra che, mi auguro, possa indurre qualcuno a riflettere sul nostro mondo e sulle responsabilità dirette ed indirette di ciascuno di noi.

eng

The abandoned

When I was offered the opportunity to organize this exhibition, I first thought I would seek out a well-known critic to introduce it.  On second thought, I realized that an introduction – no matter how illustrious – would not help me to reach into the hearts and conscience of the visitors. And that is what I want to do, independent of the artistic value of my work.  In such difficult times, in such a crazed world, where violence and injustice seem boundless and oppression is a constant, I wanted to join my own voice to the protest of so many others. I have tried to do so with the means at my disposal.
In my earlier work I have tried to convey my ideas and feelings through sculpture which sought to establish an intimate, low-key dialogue with the viewer. Now I understand that it is necessary to shout to be heard. This is what I have done with these new pieces, and I have done so also thanks to Angela, to whom this exhibition is dedicated. She has urged, indeed she has spurred me to cry out my ideas, our ideas, and our protest.  I will not dwell on the choice of subjects, the choice of figures, nor on the materials and techniques used.  My aim is a dramatic impact, achieved in the simplest, most direct manner possible. The protagonists of this exhibition are the “others”: the weak, the oppressed, the defenseless, those who are no longer able to ask “why” and those who ask in vain. I hope that these works will lead each of us to reflect on our world and on our responsibilities, direct and indirect.


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